Nota Stampa. Il “Piano per il Diritto allo Studio” Senza diritti. E senza soldi

Un Piano per il Diritto allo Studio, nel rispetto della Costituzione (art.34), e tenendo conto della grave situazione economico-sociale in cui si trova il Paese e, quindi, anche Magenta e il Magentino, dovrebbe essere pensato partendo in primissimo luogo di un elemento fondamentale: COME destinare le scarse risorse disponibili ai “capaci e meritevoli”, per permettere loro di raggiungere i gradi più alti degli studi “anche se privi di mezzi”.
- L’intenzione - per ora solo annunciata - di introdurre un sistema triennale di convenzione con le scuole materne non statali, ci vede assolutamente d’accordo: se realizzata, la convenzione permetterebbe di soddisfare le esigenze legittime di queste scuole, che potranno finalmente programmare le proprie attività didattiche con un minimo di respiro temporale, affidare incarichi di lavoro e - c’è da sperarlo - contenere le rette, contenendo, di conseguenza, anche la spesa per le famiglie che dovessero scegliere il servizio pubblico offerto da una scuola non statale.
- La decisione, sempre annunciata in aula dall’assessore Gelli, di rivedere le fasce ISEE: un indicatore importante per chiunque voglia usufruire dei servizi comunali, che oggi ci sembra francamente bisognoso di essere rivisto, anche alla luce della difficile situazione economica in cui versa il nostro territorio.
- La decisione di istituzionalizzare un tavolo di coordinamento tra Amministrazione e mondo della scuola, aperto al contributo di esperti esterni su singole e specifiche materie. In altri territori, questi tavoli sono serviti per una progettazione mirata di medio e lungo periodo, che ha dato i suoi frutti. Auspichiamo che venga data la massima pubblicità ai lavori di questo “tavolo di coordinamento” e che il coinvolgimento di esperti - purché di veri esperti si tratti - sia reale, e non solo annunciato.
- È un piano che presenta, con buona pace dei moderati della maggioranza, un taglio decisamente ideologico. Nella premessa, vengono indicati come “elementi prioritari della proposta” “… la consapevolezza delle nuove fragilità, dei nuovi pericoli (bullismo, droga, malattie sessualmente trasmissibili, malattie correlate alla carenza di igiene) a cui i nostri giovani sono quotidianamente esposti e la conoscenza delle nostre regole sociali, cui gli immigrati devono adeguarsi”.
- È un Piano costruito con pochi dati, e i pochi citati sono del tutto inutili a comprendere la situazione su cui le decisioni della maggioranza andranno a incidere. L’unico dato che sembra stare davvero a cuore alla maggioranza leghista è il numero dei bambini stranieri presenti nelle scuole di Magenta. In realtà, il vero dato - se proprio lo si volesse sottolineare, con il desiderio autentico di lavorare e di intervenire in un’ottica di giustizia sociale e di vera integrazione - dovrebbe essere quello dei bambini stranieri neo-arrivati. Se si facesse questo sforzo, ci si renderebbe conto che, probabilmente, Magenta non è diversa dal resto del Paese: anche l’ultimo rapporto MIUR conferma che la maggior parte degli alunni stranieri presenti nelle nostre scuole è di seconda generazione, ovvero si tratta di bambini nati in Italia.
- È un Piano che non spende un soldo in borse di studio né in progetti contro la dispersione scolastica, che resta ancora il problema più grande per la scuola italiana. Già don Milani scriveva: “La scuola ha un problema solo: i ragazzi che perde”. In questo ragazzi italiani e ragazzi stranieri sembrano, in tutti i dati che il MIUR mette a disposizione, accomunati dallo stesso destino. Chi ha un profitto basso tende a fare fatica a proseguire gli studi.
- Si dichiara l’intenzione di dare importanza allo sport e alla pratica sportiva tra i ragazzi in età scolare. Lodevole iniziativa. Andando però ad analizzando meglio le progettualità proposte, viene fuori che lo sport su cui si intende interviene è la boxe, con il coinvolgimento di una sola associazione sportiva tra le tante presenti in città per la realizzazione di un progetto rivolto alle scuole secondarie di II grado, che non sono neppure di competenza diretta dell’Amministrazione Comunale.
- Si introduce, come elemento di novità, il coinvolgimento, a titolo gratuito, di docenti in pensione in attività didattiche da concordare con le direzioni didattiche. Senza nulla togliere ai tanti docenti in pensione ancora in gamba e sicuramente in grado di intervenire su progetti specifici, viene spontaneo interrogarsi sull’essenza di questa “novità”: il volontariato si fa altrove, non a scuola.
- Il Piano introduce, come novità assoluta, la predisposizione di un questionario di gradimento.
